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Domenica 22 febbraio

Ore 9.00 SS. Messa della Fratellanza

 

03 nov

 

“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore”.

Davanti al lupo non le abbandona.

«IL Dio della pace, che ha fatto tornare dai morti il pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù Cristo, vi renda perfetti in ogni bene…»: è l’augurio finale con cui si chiude la Lettera agli Ebrei (13,20). L’autore collega la funzione di Cristo, buon Pastore, al suo donarsi alla morte per la salvezza del gregge. In tal modo egli si pone come il suggello dell’alleanza stabilita per sempre dal Padre con l’umanità e il suo sacrificio redentore ha un valore salvifico per ogni tempo. È in virtù del mistero pasquale che Pietro compie un miracolo verso una persona inferma (I Lettura), che i discepoli di Cristo celebrano l’amore del Signore, pur senza vederlo, perché, però, lo percepiscono operante nella storia (II Lettura); che tutta l’umanità può sperare nella salvezza, perché l’ovile del Signore è aperto ad ogni uomo che si lascia guidare dall’amore e dalla misericordia del Signore (Vangelo). «Il buon pastore offre la vita per le pecore». «Gesù parla qui – osserva san Giovanni Crisostomo – della sua Passione; mostra che essa era necessaria per la salvezza del mondo, e che egli l’avrebbe sofferta di propria volontà e liberamente ».