Il Corteo del Venerdì Santo

 

La Processione, composta da oltre cinquecento persone, è aperta dalla Banda Musicale (da sempre viene scelta una delle migliori del sud Italia), la quale suona le tradizionali marce funebri, musiche tanto tristi quanto solenni, che, a differenza della loro originaria destinazione, sono divenute una “colonna sonora” familiare ed attesa dai sorrentini. Sopraggiungono, poi, i quattro incappucciati di “apertura”: si tratta di partecipanti che, oltre a portare le fiaccole, indossano sulla veste una fascia trasversale con l’indicazione del nome della confraternita. A seguire è tutto un alternarsi di piccole croci, portate a spalla dai partecipanti più piccoli, e fiaccole. In questa prima parte del corteo sfilano i simboli dell’Arciconfraternita: labaro, vela, pannetto.

La seconda parte del corteo, aperta dal “tronco”, una grande croce di cartapesta, è caratterizzata dalla sfilata dei martìri o misteri ossia, come già detto, i simboli delle sofferenze inflitte a Cristo nel suo cammino verso il Golgota. In questa parte del corteo i lampioni sostituiscono le fiaccole.

Il corteo si conclude con il coro del Miserere, il bellissimo simulacro dell’Addolorata, di scuola leccese del secolo scorso, i confratelli ed il Governo dell’Arciconfraternita.

La gente segue con partecipazione il corteo in una atmosfera irreale e cupa per il silenzio e l’oscurità notturna costellata qua e là soltanto dai tremuli bagliori delle torce di cera accese sui balconi. Un silenzio raggelante che lascia spazio solo ai lamenti dei bimbi impauriti ed al rumore lontano, mai come in questo caso, delle autovetture. La partecipazione alle processioni e’ motivo di orgoglio per i numerosissimi sorrentini, in particolar modo giovani, che le attendono per mesi tramandandosi questa tradizione di padre in figlio. Numerosi sono i bambini, anche di pochi anni, che partecipano alla Processione portando cestini con fiori primaverili dinanzi alla statua.

Come si può evincere da quanto detto le Processioni del Venerdì’ Santo sono tutt’altro che mere manifestazioni folcloristiche ma rappresentano la testimonianza dell’attaccamento alle radici religiose dei sorrentini.