Storia delle Processioni del Venerdì Santo

 

Per comprendere il significato profondo delle processioni del Venerdì santo a Sorrento e’ necessario, anzitutto, mettere in risalto quelle che sono le radici religiose del popolo sorrentino. Si narra che proprio da queste parti si sia fermato a predicare il Vangelo San Pietro. Il suo messaggio venne ripreso, secoli dopo, dalle Confraternite peninsulari le quali, tutt’oggi, proseguono in questo secolare percorso. In penisola e’ compito di queste associazioni l’organizzazione delle varie Processioni della Settimana Santa che si sviluppano per le strade e le piazze di Sorrento e dintorni tra il Giovedì’ ed il Venerdì’ Santo.

Sono in tutto una ventina le manifestazioni che coinvolgono la penisola durante il Triduo Pasquale. Queste processioni hanno, in definitiva, uno svolgimento analogo con piccole sfumature che caratterizzano, differenziandoli, i vari cortei. A Sorrento, in particolare, sono due le manifestazioni che si svolgono il Venerdì’ Santo. Una si svolge nel cuore della notte tra il Giovedì’ ed il Venerdì’, l’altra la sera del “Sacro di’ funereo”. La prima e’ organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica, la seconda dall’Arciconfraternita della Morte con sede nella nobile Chiesa dei Servi di Maria. La nostra processione e’ tradizionalmente definita “La Processione Bianca”, per il colore delle vesti che indossano i partecipanti i quali sfilano col capo coperto da un cappuccio sotto il quale spuntano soltanto gli occhi lucidi e commossi. Questo corteo secondo la credenza popolare tende a rappresentare l’uscita della Madonna alla ricerca del Figlio catturato e condannato a morte. L’inizio nel cuore della notte, la visita ai “Sepolcri” (chiamati impropriamente cosi’, visto che la nuova liturgia li definisce, più’ correttamente, Altari della Reposizione), il ritorno in chiesa ai primi bagliori del nuovo giorno, sembrano avvalorare questa ingenua rappresentazione popolare. La stessa celebrazione della Processione del Cristo Morto la sera del Venerdì’ Santo sembra dare maggiore sostanza a questa credenza. Infatti essa rappresenterebbe il ritrovamento di Maria del Figlio morto in croce. I partecipanti in questo caso indossano saio e cappuccio neri e, a precedere la statua della Madonna Addolorata, viene portato a spalla il bellissimo Simulacro del Cristo Morto di scultore ignoto.

Le radici di queste Processioni sono antichissime e si fanno risalire addirittura al 1300. In quei tempi era tradizione delle Confraternite visitare la sera del Giovedì Santo le Chiese ed i monasteri cittadini dove erano allestiti i Sepolcri. Il corteo era molto semplice: alcuni confratelli in borghese percorrevano le strade delle città con lumi accesi, cantando salmi e recando una croce spoglia tra due lance. Solo probabilmente verso la fine del 1700, sotto la dominazione del vicereame Spagnolo e per influsso dei padri Gesuiti, allora assai numerosi nel Regno di Napoli, si iniziò ad organizzare le processioni nel modo in cui si vedono oggi. Si arricchirono le sfilate con corpi illuminanti, quali fiaccole o lampioni, con i simboli delle Confraternite, stendardo e pannetto, e si inserirono i famosi “Misteri” o “Martiri”, cioè i simboli delle offese materiali subite da Cristo nella Sua ascesa al Golgota: la lanterna, la borsa con i trenta denari, il gallo che canto’ tre volte, simbolo del tradimento di Pietro, la colonna ed il flagello, la corona di spine, i chiodi ed il martello, il panno della Veronica su cui rimase impresso il Santo Volto, la spoglia croce… Poi, quasi alla fine del corteo, sopraggiunge il lamentoso grido di dolore, l’invocazione di perdono Divino: sono i circa duecento cantori del Miserere che in un’atmosfera di commozione unica fanno riecheggiare le parole del salmista Davide. Esso rappresenta il popolo nella sua contrizione che invoca la clemenza Divina per il crimine commesso nei confronti del Suo Figlio.